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Momento mágico en la ópera de Roma | tgacebo

October 06, 2011 By: (author unknown) Category: 1, Italia

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GRAZIE A: http://tgacebo.wordpress.com/2011/09/23/momento-magico-en-la-opera-de-roma/

Momento mágico en la ópera de Roma

Publicado el 23/09/2011 por tgacebo
 
 
 
 
 
 
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Me pasan este vídeo y este comentario. Me ha podido la emoción y lo pongo tal cual. Después de leer el comentario, mira el vídeo de abajo.

Va pensiero

El pasado 12 de marzo, Silvio Berlusconi debió enfrentarse a la realidad. Italia festejaba el 150 aniversario de su creación y en esta ocasión se representó en Roma la ópera Nabucco, de Giuseppe Verdi, dirigida por el maestro Riccardo Muti. Nabucco evoca el episodio de la esclavitud de los judíos en Babilonia, y el famoso canto “Va pensiero” es el canto del coro de esclavos oprimidos. En Italia, este canto es un símbolo de la búsqueda de la libertad (en los años en que se escribió la ópera, Italia estaba bajo el imperio de los Habsburgo).

Antes de la representación, Gianni Alemanno, alcalde Roma, subió al escenario para pronunciar un discurso en el que denunciaba los recortes del presupuesto de cultura que estaba haciendo el Gobierno, a pesar de que Alemanno es miembro del partido gobernante y había sido ministro de Berlusconi. Esta intervención del alcalde, en presencia de Berlusconi que asistía a la representación, produjo un efecto inesperado. Ricardo Muti, director de la orquesta, declaró al “Times”:

“La ópera se desarrolló normalmente hasta que llegamos al famoso canto “Va pensiero”. Inmediatamente sentí que el público se ponía en tensión. Hay cosas que no se pueden describir, pero que uno las siente. Era el silencio del público el que se hacía sentir hasta entonces, pero cuando empezó el “Va Pensiero”, el silencio se llenó de verdadero fervor. Se podía sentir la reacción del público ante el lamento de los esclavos que cantan: “Oh patria mía, tan bella y tan perdida.”

Cuando el coro llegaba a su fin, el público empezó a pedir un bis, mientras gritaba “Viva Italia” y “Viva Verdi”. A Muti no le suele gustar hacer un bis en mitad de una representación. Sólo en una ocasión, en la Scala de Milan, en 1986, había aceptado hacer un bis del “Va pensiero”.

“Yo no quería sólo hacer un bis. Tenía que haber una intención especial para hacerlo” – dijo Muti -. En un gesto teatral, Muti se dio la vuelta, miró al público y a Berlusconi a la vez, y se oyó que alguien entre el público gritó: “¡Larga vida a Italia!”. Muti dijo entonces:

“Sí, estoy de acuerdo: “Larga vida a Italia”, pero yo ya no tengo 30 años, he vivido ya mi vida como italiano y he recorrido mucho mundo. Hoy siento vergüenza de lo que sucede en mi país. Accedo, pues, a vuestra petición de un bis del “Va Pensiero”.  No es sólo por la dicha patriótica que siento, sino porque esta noche, cuando dirigía al Coro que cantó “Ay mi país, bello y perdido”, pensé que si seguimos así vamos a matar la cultura sobre la cual se construyó la historia de Italia. En tal caso, nuestra patria, estaría de verdad “bella y perdida”. Muchos aplausos, incluidos los de los artistas en escena. Muti prosiguió. “Yo he callado durante muchos años. Ahora deberíamos darle sentido a este canto. Les propongo que se unan al coro y que cantemos todos el “Va pensiero”.

Toda la ópera de Roma se levantó. Y el coro también. Fue un momento mágico. Esa noche no fue solamente una representación de Nabucco, sino también una declaración del teatro de la capital para llamar la atención a los políticos.

En el enlace siguiente se puede vivir ese momento mágico, lleno de emoción.

Wikipedia:Comunicato 4 ottobre 2011 – Wikipedia

October 04, 2011 By: (author unknown) Category: 1, Italia

Shared by ianus
...leggi italiane... DEL CAZZO!

Cara lettrice, caro lettore,

in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

Il Disegno di legge - Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) recita:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue, che può essere consultata in qualunque momento senza spendere nulla.

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiederne non solo la rimozione, ma anche la sostituzione con una sua "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
Articolo 27

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.

Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".

Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

Gli utenti di Wikipedia

Las 100 mejores obras de Fantasia y Ciencia ficción

August 12, 2011 By: Turbiales Category: 1, interesante, libros

Segun la red publica de radios americana, o mejor dicho sus oyentes. Normalmente no publicaria una lista asi, pero viendo lo que figurar me ha parecido una lista bastante decente si quereis tener buenas recomendaciones.

1- El Señor de los Anillos, JRR Tolkien.
2- La Guia del Autoestopista Galactico, Doublas Adams.
3- El Juego de Ender, Orson Scott Card.
4- Dune (La saga en general), Frank Herbert.
5- Canción de Hielo y Fuego, George RR Martin.
6- 1984, George Orwell.
7- Fahrenheit 451, Ray Bradbury.
8- La Trilogia de la Fundación, Isaac Asimov.
9- Un mundo feliz, Aldous Huxley
10- American Gods, Neil Gaiman.
11- La Princesa Prometida, William Goldman.
12 - La Rueda del Tiempo, Robert Jordan.
13- Rebelión en la Granja, George Orwell.
14- Neuromante, William Gibson.
15- Watchmen, Alan Moore.
16- Yo Robot, Isaac Asimov.
17- Extranjero en tierra extraña, Robert A. Heinlein.
18- El nombre del viento, Patrick Rothfuss.
19- Matadero cinco, Kurt Vonnegut.
20- Frankenstein, Mary Shelley.
21- ¿Sueñan los androides con ovejas electricas?, Philip K. Dick.
22 - El cuento de la criada, Margarett Artwood.
23 - La Torre Oscura (Serie), Stephen King.
24 - 2001: Una Odisea en el espacio, Arthur C. Clarke.
25 - La Tienda, Stephen King.
26 - Snowcrash, Neal Stephenson.
27 - Cronicas Marcianas, Ray Bradbury.
28 - Cuna de gato, Kurt Vonnegut.
29 - Sandman (Colección) Neil Gaiman.
30 - La naranja mecanica, Anthony Burgess.
31 - Starship Troopers, Robert A. Heinlein.
32 - La colina de Watership, Richard Adams.
33 - Dragonflight, Anne McCaffrey. (Creo que es de los Jinetes de Dragon de Pern, pero no estoy seguro)
34 - La luna es una cruel amante, Robert A. Heinlein.
35- Cantico por Leibowitz, Walter M. Miller Jr.
36 - La maquina del tiempo, H.G. Wells.
37 - 20.000 leguas de viaje submarino, Julio Verne.
38 - Flores para Algernon, Daniel Keyes.
39 - La guerra de los mundos, H.G. Wells.
40 - Las Cronicas de Amber, Robert Zelazny
41 - Belgariad, David Eddins.
42 - Las nieblas de Avalon, Mary Zimmer Bradley
43 - La trilogia Nacidos de la Bruma, Brandon Sanderson.
44 - Mundo Anillo, Larry Niven.
45 - La mano izquierda de la oscuridad, Ursula K. Leguin.
46 - El Silmarillion, JRR Tolkien.
47 - Camelot, T.H. White.
48 - Neverwhere, Neil Gaiman.
49 - El fin de la infancia, Arthur C. Clarke.
50 - Contacto, Carl Sagan.
51 - Los cantos de Hyperion, Dan Simmons
52 - StarDust, Neil Gaiman.
53 - Cryptonomicon, Neal Stephenson.
54 - Guerra Mundial Z, Max Brooks.
55 - El ultimo unicornio, Peter S. Beagle.
56 - La guerra interminable, Joe Haldeman.
57 - Pequeños dioses, Terry Prachett.
58 - Cronicas de Thomas Covenant, el incredulo. Por Stephen R. Ronaldson.
59 - La saga Vorkosigan, Louis McMaster Bujold.
60 - Cartas en el asunto, Terry Prachett.
61 - La paja en el ojo de dios, Larry Niven y Jerry Pournelle.
62 - Serie La espada de la Verdad, Terry Goodkind.
63 - La carretera, Cormac McCarthy
64 - Johnathan Strange y el señor Norrell, Susanna Clarke.
65 - Soy Leyenda, Richard Matheson.
66 - La saga de la Fractura, Raymon E. Feist.
67 - La Trilogia de la Espada de Shannara, Terry Brooks.
68 - Saga de Conan del Barbaro, Robert E. Howard y Marc Schultz.
69 - Trilogia de Farseer, Robin Hobb.
70 - La mujer del viajero en el tiempo, Audrey Niffenegger.
71 - The Way of Kings (Que supongo que por aqui, cuando la publiquen, sera el camino de los reyes), de Brandon Sanderson.
72 - Viaje al centro de la Tierra, Julio Verne.
73 - Serie de la Leyenda de Drizzt, R.A. Salvatore.
74 - La vieja guardia, John Scalzi
75 - La era del Diamante, Neal Stephenson.
76 - Cita con Rama, Arthur C. Clarke.
77 - La saga del legado de  Kushiel, Jaqueline Carey.
78 - Los Desposeidos, Ursula K. Leguin.
79 - La feria de las tinieblas, Ray Bradbury.
80 - Wicked, Gregory Maguire.
81 - La serie del Libro Malaziano de los Caidos, Steven Erikson.
82 - El Casos Jane Eyre, Jasper Fforde.
83 - La serie de la Cultura, Iain M. Banks.
84 - La cueva de cristal, Mary Steward.
85 - Anathem, Neal Stephenson.
86 - La serie de Codex Alera, Jim Butcher.
87 - El Libro del Nuevo Sol, Gene Wolfe.
88 - La trilogia de Thrawn, Timothy Zahn.
89 - Forastera, Diana Gabaldon.
90 - La Saga de Elric, Michael Moorcock.
91 - El hombre ilustrado, Ray Bradbury.
92 - Sunshine, Robyn McKinley
93 - Un fuego sobre el abismo, Vernor Vinge.
94 - Bóvedas de acero, Isaac Asimov.
95 - La trilogia de marte, Kim Stanley Robinson.
96 - El martillo de Lucifer, Larry Niven y Jerry Pournelle.
97 - El Libro del dia del juicio final, Connie Willis.
98 - Estación de Calle Perdido, China Mieville.
99 - La saga de Xanth, Piers Anthony
100 - La trilogia espacial, de C.S. Lewis.

Como siempre es una lista muy subjetiva, hay libros de los cuales no habia oido hablar en la vida. Hay otros que veo demasiado encumbrados (¿De veras Drizzt por encima de La Era del Diamante o Cita con Rama?). Y grandes omisiones (Solo hay un libro de Philip K. Dick y no uno de los mejores, no está Frizt Leiber y de CS Lewis no esta Narnia)Pero es una lista interesante sobre todo para ver titulos que a lo mejor nos han pasado desapercibidos o descubrir clásicos.

Según el Ministerio de Cultura, los cierres de webs llegarán antes de fin de año

August 07, 2011 By: JJ Velasco Category: 1, españa

Carlos Cuadros 400x268 Según el Ministerio de Cultura, los cierres de webs llegarán antes de fin de año

El Ministerio de Cultura, como si de un cuentagotas se tratase, poco a poco va desvelando algunos detalles sobre la implantación de la Ley Sinde en España, es decir, la formación de la Comisión de la Propiedad Intelectual y la maquinaria que se pondrá en marcha alrededor de ésta. Tras dar Europa luz verde al proyecto, el calendario de implantación sigue su curso y los cierres de páginas web llegarán antes de terminar este año 2011, algo que ha confirmado el Director General del Instituto de la Cinematografía y de las Artes Audiovisuales del Ministerio de Cultura, el ICAA.

Carlos Cuadros ha declarado que confía que antes de que termine el año las páginas web que dan acceso a contenidos protegidos por los derechos de autor se habrán cerrado, básicamente, porque sus propietarios las cerrarán cuando sepan lo que les viene encima:

Sabrán las consecuencias de responsabilidades civiles que se les pueden pedir una vez que se les va a identificar y acabar la impunidad del anonimato. Eso saben que se les ha acabado y se van a cuidar muy mucho de seguir cometiendo acciones que como mínimo son delitos contra la propiedad. […] Muchas de ellas directamente van a cerrar, y por eso han hecho este último esfuerzo comunicativo de generar tanto ruido, porque todos los meses que puedan arañar de seguir robando dinero lo van a hacer, mediante venta de datos, de publicidad. Saben que se les ha acabado y por eso están haciendo todo el ruido que pueden, porque todo el dinero que puedan trincar mientras, lo van a trincar

Para ser un Director General de un ente público y, por tanto, un servidor de los ciudadanos, creo que sus declaraciones están algo fuera de tono porque, abiertamente, está llamando ladrones a los que regentan este tipo de páginas, demostrando su total alineación con la industria de los contenidos. De hecho, sus declaraciones siguieron por esta senda:

Esta Ley va contra los que roban, esos intermediarios que se están forrando con productos robados para ponerlos a disposición de forma presuntamente gratuita ante los ciudadanos. En los próximos meses, con la puesta en marcha del Reglamento, se podrán dar los primeros pasos y esperemos que con ello se acaben esas páginas que roban, que ellos ya saben que están acabados, y por eso han hecho tantísimo ruido

El Ministerio se siente orgulloso de la Ley Sinde, sobre todo, porque está siendo considerada un referente a nivel comunitario que dará pie a la creación de una industria alrededor de los contenidos digitales en España:

Hay empresas que están invirtiendo mucho con enorme generosidad apostando por ello, para demostrar que el modelo legal es posible y viable. Pero falta una cosa por parte del sector, responder a la demanda ciudadana de contenidos competitivos en el momento en que los ciudadanos los demandan. No podemos encontrarnos con que estando todo preparado, el estrangulamiento de los contratos haga que no se puedan poner las películas a disposición. […] El modelo de negocio se va a ir perfeccionando y se van a poder recibir compensaciones por esa explotación comercial. Animo a que los detentadores de los derechos se animen a apostar por los modelos legales, porque ahora no será perder dinero, sino invertir en el futuro beneficioso socialmente y para el sector audiovisual. La recepción de derechos por el comercio legal en internet aún va a ser largo

En fin, las declaraciones del Ministerio de Cultura siguen la misma línea de siempre, el sector cultural se salva gracias a la Ley Sinde y tanto los usuarios como los que gestionan páginas web son, poco menos que, unos ladrones. Sin embargo, hay un detalle que se suele olvidar cada vez que alguien del Ministerio habla, porque no sólo la Ley Sinde propicia la creación de una industria de los contenidos digitales, quizás los 205 millones de euros del Ministerio de Industria y los 5,6 millones de euros del Ministerio de Cultura destinados a subvenciones (sin demasiado control de resultados) tengan también mucho que ver en que se propicie (aunque sea de manera artificial) esta industria.

Imagen: El Mundo

Según el Ministerio de Cultura, los cierres de webs llegarán antes de fin de año escrita en Bitelia el 7 August, 2011 por jjvelasco
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El Gobierno estudia anunciar la supresión del canon digital

July 05, 2011 By: Arnau Fuentes Category: Uncategorized

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Según fuentes institucionales, el Gobierno español ya ha decidido eliminar el conocido canon digital y estaría buscando el momento oportuno para anunciarlo.

La decisión terminaría el proceso que empezó con el Tribunal de Justicia de la Unión Europea anunciando que el canon digital era un abuso que no cumplía con las Directivas, y que siguió con la declaración de nulidad del canon por parte de la Audiencia Nacional.

En principio la decisión se habría tomado bastante antes que se destapara todo el escándalo de SGAE, SDAE, la financiación de partidos y el desvío de fondos, aunque sin duda todo esto afectará a las formas en que se anuncie y, sobre todo, al calendario: la posibilidad de uso electoralista para intentar arañar algunos votos desciende a cada minuto.

Aún así, funcionará como válvula de escape para contra-restar el efecto de la entrada en vigor de la Ley Sinde, una ley que, si llegara el caso que todo volviera a la realidad, debería derogarse inmediatamente.

De todos modos, pudiera ser que el anuncio se haga efectivo durante la comparecencia de la Ministra de cultura, Ángeles González-Sinde, que podría aparecer ante el Congreso en el próximo pleno, el martes de la semana que viene.

Por cierto, dicen que en las filas socialistas ha causado “malestar” que desde el Partido Popular se esté pidiendo que se hurgue en la búsqueda de responsabilidades políticas por todo el escándalo de SGAE... Cosas del bi-partidismo…

Vía | La Vanguardia
Foto| Samantha Celera



La Guardia Civil registra la sede la SGAE y pondrá a disposición judicial a Teddy Bautista · ELPAÍS.com

July 01, 2011 By: (author unknown) Category: 1

Shared by ianus
Thanks to El Pais: http://www.elpais.com/articulo/cultura/Guardia/Civil/registra/sede/SGAE/pondra/disposicion/judicial/Teddy/Bautista/elpepucul/20110701elpepucul_4/Tes
La Guardia Civil está registrando la sede de la Sociedad General de Autores y Editores (SGAE) y a lo largo de la mañana el presidente del Consejo de Dirección de esta entidad, Eduardo Teddy Bautista, que está en el interior del edificio, pasará a disposición judicial por un delito de apropiación indebida en relación con la causa que investiga la Fiscalía Anticorrupción y la Audiencia Nacional, han confirmado altos cargos del Ministerio del Interior. La fiscalía lleva dos años investigando los presuntos delitos de desviación de fondos y apropiación indebida en esta entidad. Fuentes de la Guardia Civil no descartan que se produzcan registros en sedes de la SGAE en otras provincias, ha informado Francisco J. Barroso. Además de la orden de detención de Bautista, hay otras dos. Durante el registro, los agentes del instituto armado han prohibido a los usar el móvil, informa José Yoldi. La investigación la dirige el juez de la Audiencia Nacional Pablo Ruz.

Así afectará a los blogs la Ley Mordaza que prepara Leire Pajín

June 06, 2011 By: orion Category: 1, absurdo, linux

Este viernes el gobierno aprobó el anteproyecto de la llamada “Ley de Igualdad de Trato”, que podría someter todos los ámbitos de la vida a los caprichos del gobierno. Cuando digo “todos” me refiero también a los blogs. La inclusión de las bitácoras en los ámbitos afectados por esta ley no es algo gratuito. El Art.1 de ese anteproyecto señala que dicha norma regulará los “derechos y obligaciones de las personas, físicas o jurídicas, públicas o privadas”. El Art.3 señala: “Esta Ley se aplicará en todos los ámbitos de la vida política, económica, cultural y social”. Y el Art.4, en un absurdo intento de ponerle puertas al campo, afirma que “queda prohibida toda conducta, acto, criterio o práctica” que atente contra los amplísimos e incluso contradictorios conceptos de discriminación que contempla dicha ley. Veamos algunos ejemplos:

    Moderación de comentarios: te puede caer una considerable multa si tienes un blog con los comentarios moderados y basas tu política de moderación en cualquier criterio que pueda considerarse discriminatorio por “razón de nacimiento, origen racial o étnico, sexo, religión, convicción u opinión, edad, discapacidad, orientación o identidad sexual, enfermedad, lengua o cualquier otra condición o circunstancia personal o social” (Art.2 de la ley). Por ejemplo: este blog podría ser multado porque las normas de participación indican que los idiomas del blog son el castellano y el gallego, y que cualquier comentario en otro idioma ha de ser traducido. Es un criterio de sentido común pero que incurre en la discriminación por razón de lengua según ese Art.2. Así pues, para cumplir la ley tendría que aceptar cualquier comentario en cualquier idioma, aunque no entendiese su contenido (con el consiguiente riesgo de admitir contenidos ilegales): el colmo del absurdo. Si no lo hago, según los Arts.43 y 44 de esa ley podría estar incurriendo en una infracción grave y podría caerme una multa de entre 10.001 y 60.000 euros (entre 1.644.000 y 9.983.000 pesetas, una auténtica burrada).
    Si tienes un blog dedicado a Linux y en los comentarios tienes a un troll dando la matraca cada día diciendo que quiere hablar de Windows en los comentarios, no podrías banearle pues incurrirías en una discriminación por razón de opinión, según ese Art.2. De la misma forma, si tienes un blog de izquierdas no podrás borrar un comentario por defender ideas opuestas, y viceversa. De lo contrario, podrían acusarte de una infracción grave con una sanción de entre 10.001 y 60.000 euros. Gusten más o menos esas políticas de moderación, es un derecho del propietario de un blog establecer los criterios de moderación que desee. Ese derecho desaparecerá con la Ley Pajín, al aplicarse al ámbito privado criterios de no discriminación que hasta ahora y por sentido común sólo eran aplicables al ámbito de las administraciones públicas. Esto es violar nuestras libertades en nombre de la llamada “igualdad de trato”, un concepto que nada tiene que ver con la verdadera igualdad de toda democracia, que es la igualdad ante la ley.
    Si en tu blog no discriminas a nadie por razón de lengua u opinión, también podrías vulnerar la ley, pues su Art.5 proclama un nuevo concepto: la “discriminación indirecta”, que según la ley “se produce cuando una disposición, criterio o práctica aparentemente neutros ocasiona o puede ocasionar a una o varias personas una desventaja particular con respecto a otras”. Esto entra en contradicción con el concepto de discriminación directa que establece la propia ley, revelando el enorme tamaño del disparate jurídico que está promoviendo Leire Pajín. Y es que lo que esto quiere decir es que tendrás que discriminar para no discriminar: a modo de ejemplo, como en este blog la mayoría de comentarios se publican en castellano, se me podría multar porque las normas de moderación del blog no incluyen criterios para obligar al uso de idiomas minoritarios como el gallego, el vascuence o el catalán en un determinado número de comentarios, por ejemplo. Nuevamente, estaría incurriendo en una infracción grave con una sanción de entre 10.001 y 60.000 euros
    Para colmo de esperpento, si por ejemplo impidieses comentar en tu blog a alguien que te haya denunciado al amparo de esta ley podrías estar incurriendo en lo que el Art.10 de dicha ley define como represalia: “cualquier trato adverso o consecuencia negativa que pueda sufrir una persona por intervenir, participar o colaborar en un procedimiento administrativo o proceso judicial destinado a impedir o hacer cesar una situación discriminatoria”. Nuevamente podrían acusarte de una infracción grave con otra sanción más de entre 10.001 y 60.000 euros.

Una ‘ley comodín’ para tener la llave de la libertad de cualquiera

Como podéis observar, esta ley considera discriminación casi cualquier decisión que podamos tomar en nuestros blogs, o en cualquier ámbito de nuestra vida social. No es algo hecho por capricho, de forma accidental o fruto de la casualidad. Antes bien, estamos ante una “ley comodín” con la que el poder político podrá perseguir y castigar a cualquier ciudadano cuando le dé la gana, por casi cualquier causa: una eficaz herramienta legal para reprimir al discrepante, sobre todo teniendo en cuenta lo que vamos a ver a continuación.

Aplicará la ley un ‘inquisidor’ designado por el gobierno

Hay que tener en cuenta que el Art.37 crea la llamada “Autoridad para la Igualdad de Trato y la No Discriminación”, definiéndola cínicamente como una “autoridad independiente” que se encargará de aplicar esta ley. La curiosa “independencia” de esa autoridad queda en evidencia en el punto 4 del Art.38: “El nombramiento de la persona titular de la Autoridad para la Igualdad de Trato y la No Discriminación corresponderá al Gobierno mediante Real Decreto”. Al parlamento se le reserva un papel de mero florero en este nombramiento. ¿Cómo puede considerarse independiente un cargo así?

El acusado deberá probar su inocencia, como en la Inquisición

Para colmo, como señala el Art.28 de la ley y como comenté aquí en enero, el acusado de discriminación deberá probar su inocencia, lo cual viola el derecho a la presunción de inocencia que ampara el Art.24 de la Constitución Española. Esta inversión de la carga de la prueba supone una vuelta a los métodos de la Inquisición, cuando existía la llamada “prueba diabólica”, que dejaba a acusado en una total indefensión. Si tenemos en cuenta que, además, esto será competencia de un “inquisidor” designado por el gobierno, podemos hacernos una clara idea de para qué quiere aprobar el gobierno con tanta prisa una ley tan radicalmente antidemocrática como ésta.

Podrán censurar tu blog para proteger a la víctima de “discriminación”

Pero aún hay más: la disposición adicional primera de la ley modifica la LSSI, la Ley de Servicios de la Sociedad de la Información, aprobada en 2002 durante el mandato de Aznar. En concreto se modifica el Artículo 11 de esa ley, relativo al “Deber de colaboración de los prestadores de servicios de intermediación”. La modificación consiste en añadir un segundo párrafo en el que se establece que los tribunales podrán ordenar “medidas de restricción o interrupción de la prestación de servicios o de retirada de datos de páginas de Internet que contempla la presente ley” con el fin de “proteger los derechos de la víctima”. O dicho sea de otra forma: podrán bloquear el acceso a tu web o censurar parte de sus contenidos para dar satisfacción a la víctima de una “discriminación”.

Una ley mucho peor que la Ley Sinde para la libertad de expresión

Viendo los innumerables y hasta contradictorios conceptos de discriminación que establece este anteproyecto, la ya de por sí cercenada libertad en la red va a sufrir un recorte enorme con esta nueva ley. Para seros sincero, no entiendo que toda la movilización que hubo en su momento contra la LSSI y más recientemente contra la Ley Sinde no se esté produciendo ahora contra la Ley Pajín. Estamos ante una ley mucho peor que la Ley Sinde en lo que respecta a la libertad de los internautas. Al fin y al cabo, se trata de una ley que reinstaura los delitos de opinión, y para colmo encomienda su persecución a un cargo político designado a dedo por el gobierno, violando el derecho a la presunción de inocencia de todo acusado. Ni la Ley Sinde había llegado tan lejos en la agresión a nuestras libertades

Bruselas estudia prohibir móviles y wi-fi en los colegios

May 17, 2011 By: orion Category: Uncategorized

El Consejo Europeo ha elaborado un informe en el que alerta sobre el uso de teléfonos móviles y redes inalámbricas (wi-fi) por sus efectos perjudiciales para la salud de los niños y los bebés. Un comité ha confeccionado una hoja de ruta que incluye la prohibición de este tipo de tecnologías en colegios y escuelas de Europa, entre otras propuestas.

Los estudios sobre el efecto de la exposición a señales electromagnéticas se contradicen unos a otros.

La Organización Mundial de la Salud ha asegurado que no suponen un riesgo para las personas, pero el Consejo Europeo ha impulsado una investigación en la que asegura que sí hay peligro y apunta a los menores como el segmento de población más vulnerable.Los datos que han hecho saltar la alarma han sido obtenidos por la Agencia Europea de Medio Ambiente (AEMA), que asegura que sí existe un riesgo para la salud por la exposición a campos electromagnéticos.

 El Consejo Europeo ha citado los estudios de esta agencia para justificar sus temores en un informe denominado 'Los peligros potenciales de los campos electromagnéticos y sus efectos en el entorno'.
"Según la AEMA, hay indicios suficientes o niveles de evidencia científica de efectos biológicos nocivos, suficientes para invocar la aplicación del principio de precaución y de medidas eficaces, preventivas
urgentes", explica el Comité del Medio Ambiente, Agricultura y asuntos Locales y Regionales.

El organismo europeo asegura que "hay suficientes pruebas de los efectos potencialmente nocivos de los campos electromagnéticos sobre la fauna, la flora y la salud humana". Por este motivo, el Consejo Europeo considera necesario "reaccionar y protegerse contra los riesgos ambientales y de salud potencialmente graves".

En este sentido, la Comisión Europea cita diversos estudios que indican que las señales pueden provocar cáncer y podrían afectar a los cerebros en desarrollo de los menores. Por ello, la Comisión Europea propondrá a los estados miembros que tomen medidas en relación al uso de teléfonos móviles y redes wi-fi. Entre las medidas propuestas está la prohibición del uso de móviles y redes inalámbricas en escuelas infantiles y colegios. El Consejo considera esta medida un acto de prevención y protección para los más pequeños.

Además de la prohibición de estas tecnologías en los colegios, se ha recomendado que se fijen nuevos límites en los niveles de exposición a las ondas que emiten los equipos móviles. El Consejo también ha incluido entre sus propuestas un sistema de etiquetado para los dispositivos en los que se alerte sobre la existencia de la emisión electromagnética.

Para completar la información también se proponen "campañas de información específicas dirigidas a los profesores, padres y niños para alertar sobre los riesgos específicos del uso temprano, imprudente y prolongado de los teléfonos móviles y otros dispositivos que emiten microondas".
Nuevos planes de información para la población y nuevas investigaciones sobre las consecuencias de estas tecnologías son otras de las propuestas del organismo continental, que pretende concienciar sobre las consecuencias de la exposición a este tipo de señales.

El Consejo Europeo no puede obligar a los estados miembros a acatar estas medidas, pero sus propuestas suelen ser bien recibidas y se suelen seguir sus consejos

Hansei – 反省

April 14, 2011 By: Kirai Category: 1

El hansei (反省) es uno de los conceptos de la cultura japonesa que más me ha costado entender en profundidad y creo que todavía me falta para realmente comprender y convivir con él como hacen los japoneses prácticamente desde que empieza su educación. Han (反) significa “cambio”, “darle la vuelta a algo”, “ver algo de forma diferente”, y Sei (省) significa “revisar”, “autoexaminarse”. La traducción típica de la palabra completa hansei (反省) suele ser “reflexión” o “introspección”. Todos los humanos practicamos el hansei en mayor o menor medida, veamos de qué forma lo aplica Japón en su sociedad.

La primera vez que tuve consciencia de la existencia de esta palabra fue cuando nuestro jefe nos convocó a una hansei-kai, una reunión para “hacer hansei”. Busqué en el diccionario la palabra hansei, pero con el significado literal realmente no terminé de entender que iba a pasar en la supuesta reunión de “introspección”.

La reunión empezó con caras largas. El jefe nos sermoneó diciéndonos que el fallo que tuvimos hace dos días fue muy grave y que no podía volver a pasar. Cuando soltó esto empecé a entender lo de la “reflexión” e “instrospección” del hansei. El caso es que, mi mentalidad “española”, me hizo pensar “Si todos sabemos que fue una irresponsabilidad de Tanaka-san la que hizo caer todos los sistemas de producción, el que tiene que reflexionar sobre lo sucedido es Tanaka-san y no nosotros”. Simplemente lo pensé pero no dije nada, seguramente los demás también pensaron lo mismo y también se callaron. Tanaka-san estaba sentado en una esquina de la mesa con la mirada caída, también en silencio y escuchando el sermón del jefe. Cuando terminó, el jefe nos preguntó a cada uno porqué pensábamos que habíamos fallado y qué medidas debíamos tomar para que no volviera a suceder. Todos respondimos sin mencionar a Tanaka-san, hablando sobre todo de los cambios que podríamos introducir en los procesos en los que estamos implicados todo el equipo para mejorar el control de calidad. Cuando le tocó el turno a Tanaka-san, se disculpó brevemente con un simple sumimasen asumiendo su responsabilidad y a continuación explicó en qué había fallado él y que medidas iba a tomar él para que no volviera a ocurrir. Al final de la reunión, el jefe recopiló las lecciones aprendidas en la pizarra y nos dijo que nos mandaría un email con las conclusiones y cambios que deberíamos introducir en nuestra forma de trabajo en grupo. Más tarde, nuestro jefe explicó lo ocurrido al presidente, asumió él toda la responsabilidad del fallo en nuestro equipo (Sin mencionar a Tanaka-san en ningún momento). El señor Tanaka-san nunca volvió a cometer el mismo fallo y ninguno de nosotros tampoco, gracias a la reunión de hansei-introspección-reflexión mejoramos como equipo.

Yo aprendí algo más sobre el concepto de hansei. El objetivo no era que se disculpara Tanaka-san, el objetivo tampoco era “echarle la culpa a Tanaka-san”, el objetivo principal de la reunión era mejorar todos juntos, hacer kaizen. Nuestra mentalidad occidental, ante una situación similar, seguramente (Quizás generalizando demasiado) el equipo tendería a echarle la culpa de Tanaka-san y según el carácter de Tanaka-san, quizás le echaría la culpa a otro (Seguramente al que peor le caiga). Seguramente subiría la tensión en las relaciones del grupo hasta que se olvidara la sucedido o hasta que volviera a suceder lo mismo.

En nuestras culturas, influenciadas por la tradicción cristiana, tenemos inculcado desde pequeños, las ideas de culpa y pecado. Cuando hacemos algo mal, cuando nos equivocamos, el sentimiento de culpa nos atormenta y a veces no lo queremos aceptar. En cambio, Japón es una sociedad en la que el mayor temor no es la culpa, sino la vergüenza. Tanaka-san sintió vergüenza por haberle fallado al grupo, nosotros como equipo también sentimos vergüenza por haberle fallado al jefe, y el jefe sintió vergüenza por habernos fallado y por haberle fallado a la empresa.

Todos los humanos nos equivocamos, pero según nuestra personalidad y según la cultura en la que nos hemos educado nuestra primera reacción es diferente. La primera reacción de los japoneses suele ser, un profundo sentimiento vergüenza. Este sentimiento de vergüenza inicial es manejado a continuación a través de hansei, reflexión, instrospección sobre lo ocurrido, siendo plenamente consciente de lo ocurrido y compartiendo la equivocación con su grupo (Sociedad colectivista). En otras culturas lo primero que sentimos es culpa y a continuación intentamos hacer todo lo posible por ocultar nuestro fallo, para que se entere el mínimo posible de personas, intentamos “esconder la mierda, ya sea nuestra o de nuestro grupo, o incluso echarle la mierda al de al lado”.

Al principio, yo no terminé de entender la profundidad del hansei, pensaba que simplemente consistía en responsabilizarse y reflexionar dándole vueltas a lo sucedido viéndolo desde muchas perspectivas. Pero realmente va más allá de la reflexión, se acerca más a la introspección y el “conocimiento de uno mismo” (Self-awareness, un concepto budista). Para conseguir “conocerse mejor a uno mismo”, después de sentir vergüenza, el proceso de hansei se podría dividir en tres fases:

  • 1.- Reflexión, introspección, responsabilizarse.
  • 2.- Reconocer que hay un problema. Indentificar el origen de las diferencias entre lo que se deseaba conseguir y lo que realmente se ha conseguido.
  • 3.- Comprometerse a realizar una serie de cambios para mejorar.

Estos pasos se pueden aplicar tanto a nivel de grupo como a nivel individual. A los niños japoneses cuando hacen algo incorrecto se les regaña diciendo hansei shinasai “反省しなさい” (¡Haz hansei!). Sólo con decir eso, los niños/as ya saben en el subconsciente que deben responsabilizarse, reconocer, explicar el problema y que deben cambiar en el futuro para no volver a cometer el mismo error. No es cuestión de castigar al niño y hacerle sentir culpable, es cuestión de hacerle ver que nadie es perfecto y que siempre podemos mejorar como personas si nos lo proponemos.

Poco a poco he empezado a entender que el hansei está siempre presente, incluso cuando no hemos cometido ningún fallo. Siento que mi jefe nunca está contento del todo, siempre espera más de nosotros como equipo, siempre espera más de mi. Siempre que me alaba, lo siguiente que hace es “criticarme de forma constructiva”. Me dice algo así: “Héctor, muy bien, gracias por tus esfuerzos las últimas semanas. Pero, ¿cómo lo podrías hacer mejor la próxima vez?”. No es que esté enfadado, lo que quiere es conseguir que mejoremos, que seamos mejores personas, que seamos mejor equipo, que seamos mejor empresa, que seamos un Japón mejor. ¿No os recuerda un poco a películas de samuráis y mangas como Naruto o Dragon Ball en el senpai-sensei-maestro siempre exige más a sus discípulos, incluso cuando estos ya les han superado?

Seguramente al principio, cuando todavía estaba con el chip 100% español, me tocaba un poco las narices que nadie se mostrara contento del todo incluso cuando las cosas iban excepcionalmente. Ahora creo que me he acostumbrado, mis jefes están contentos en su interior pero se lo guardan, me dicen lo que me tienen que decir simplemente porque quieren más de mi y de mis compañeros.

Aunque hayamos cumplido con todas las expectativas, aunque las hayamos superado, seguramente lo podríamos haber hecho incluso mejor. A nivel de trabajo siento que nunca nadie está realmente satisfecho, la forma de actuar es bastante parecida cuando las cosas van bien y cuando las cosas van mal. Siempre estamos en un proceso contínuo de mejora. Si en una empresa americana se celebra con champagne cuando en un proyecto se han superado las expectativas, en una empresa japonesa también se celebra pero en muchas ocasiones también se reunirían para analizar cómo se podría haber hecho incluso mejor. Toyota es una de las empresas más rigurosas aplicando hansei. Siempre están haciendo reuniones hansei-kai ya sea porque las cosas van bien o las cosas van mal. Están contínuamente reflexionando sobre sus procesos e intentando analizar qué se puede mejorar, en Toyota dicen “No tener problemas, es un problema”.

En occidente nos gusta fardar enseñando lo que hemos hecho bien. En Japón, aunque también se celebran las cosas bien hechas, se intenta casi siempre no destacar mucho y ser humildes. En occidente esperamos que nos recompensen ante un buen trabajo, ante algo bien hecho, en Japón esperas a que te digan o a que te pregunten cómo lo podrías haber hecho incluso mejor.

La experiencia es el mejor maestro, si no aprendemos de la experiencia estamos avanzando en vano. El proceso de hansei ayuda a mejorar, a aprender, a sacarle el máximo jugo a eso que llamamos “experiencia”. He aprendido muchas cosas del hansei japonés, aplicándolo a mi tanto a vida personal como a mi vida laboral. Pero todavía me queda mucho camino para entenderlo plenamente, por ejemplo, aunque no sé si importa mucho, sigo sintiendo más culpa que vergüenza cuando soy yo el responsable de que algo no se realice según las expectativas del grupo.

El objetivo final del hansei es el cambio a mejor a través de un proceso de introspección, aprender más sobre uno mismo, aprender a ser mejores personas y una sociedad mejor. Ahora mismo, después del terremoto del mes pasado, Japón está viviendo un proceso de hansei a nivel nacional: gobierno, constructoras, arquitectos, TEPCO y todos ciudadanos en general. Todo Japón está viviendo el mayor hansei desde el final de la guerra.

Alejandro Sanz ;esquivando a Hacienda mientras llaman ladrones a los internautas

April 10, 2011 By: orion Category: 1, españa

Alejandro Sanz y Ana Torroja podrían esquivar a Hacienda mientras llaman ladrones a los internautas

Llega el mes de abril y la hora de hacer cuentas con la Agencia Tributaria por parte de los ciudadanos españoles. Los artistas españoles también tienen que hacerlo y diversas informaciones apuntan sobre la oscuridad de algunas como las de Alejandro Sanz o Ana Torroja, personajes que en los últimos meses han insistido en el robo que les suponen las descargas.

Paradójicas informaciones las que hemos conocido en las últimas horas sobre dos de los artistas más comprometidos con la criminalización de los usuarios que intercambian archivos en la Red. Nos referimos a Alejandro Sanz y Ana Torroja. El primero de ellos saltó a la palestra tras unas polémicas declaraciones en Twitter tras el primer rechazo parlamentario a la Ley Sinde, declarando que en nuestro país "se protege al pirata, al proxeneta de las canciones robadas". La ex cantante de Mecano también se posicionó a favor de leyes restrictivas contra los usuarios.

Alejandro Sanz, la viga en el ojo propio

Según publicó Extraconfidencial.com, Alejandro Sanz no presenta el resultado de sus cuentas en España desde el año 2007. El medio apunta a que el holding empresarial en España del cantante madrileño es de auténtica ingeniería financiera. El artista es, en apariencia, tan sólo es titular de una sociedad, Alkazul SL, creada en 1991 y con el capital mínimo exigido de 3.000 euros. En 2007 consiguió 19,2 millones en ventas y un beneficio de 5,3 millones de euros. Pero esta sociedad tiene a su vez otras participaciones, como un 20% en Inmogazul, la sociedad inmobiliaria de Alejandro Sanz que tenía hace tres ejercicios más de 4 millones en activos y dos sociedades en el extranjero, Gazul sucursal en Suiza y Alja Productions Inc, su filial en Florida.

Llama la atención cómo alguien que no tiene sus cuentas claras con el Estado español sea capaz de señalar con el dedo a los internautas y calificarles como "talibanes de Internet" que "nos llevarán a su anarquía perversa". "Ustedes pueden decirme a mí lo que quieran, pero aquí, los fascistas y los peseteros son ustedes que le impiden a los nuevos talentos tener un futuro, que no les importa que los trabajadores de la cultura que pierdan su trabajo", declaró el pasado mes de enero en Twitter. Su retahíla de duras palabras acabó con un "a mí me podéis decir lo que queráis, yo tengo mi vida resuelta". Desde luego, que le salen las cuentas, aunque no las presente.

Posibles delitos de Ana Torroja

En una posición similar se encuentra Ana Torroja, ex cantante del grupo Mecano. En septiembre de 2010 fue una de las firmantes del conocido como Informe Gallo, documento que pedía impulsar medidas por parte de los gobiernos europeos contra los usuarios y los sitios web con enlaces a páginas P2P. Aparte de Torroja, en la polémica carta de apoyo al texto aparecían nombres de personas ya fallecidas o cantantes españoles como David Bisbal, Luis Eduardo Aute, Dani Martín, Edurne o Soraya.

Y mientras la cantante se dedica a firmar este tipo de cartas, Hacienda le atribuye el impago de más de 1 millón de euros en impuestos. Así lo publica Diariodemallorca.es, que informa de que durante la pasada década podría haber ocultado a la Agencia Tributaria esta cantidad millonaria derivada de actividades artísticas a través de un complicado entramado societario en España para eludir impuestos. Estos delitos fiscales podrían acabar con Ana Torroja en prisión si así se demuestra.

Siempre hay que respetar la presunción de inocencia tanto de estos personajes como de los ciudadanos, pero, ¿qué derecho tienen ellos a acusar y llamar ladrones a los internautas? Esperemos que aclaren su situación, no vaya a ser que se demuestre quién roba realmente, y no precisamente las canciones de un disco.